giovedì 1 luglio 2010

E se ti licenziassero per quello che scrivi nel tuo profilo personale Facebook?

Come ti sentiresti se qualcuno attaccasse la tua azienda per quello che tu hai scritto sul tuo profilo personale Facebook? La tua azienda dovrebbe forse licenziarti, per questo? C'è chi pensa che sì, "se lavori per un'azienda la rappresenti sempre e comunque". Chi? No, non io.

Vi riassumo in poche righe il caso in questione (la disputa completa la trovate qui): il sig. Angelo Silva ha pubblicato con il suo profilo personale Facebook un commento-provocazione sulla bacheca Facebook di Confestetica (Confederazione Nazionale Estetisti). Ecco qui sotto il commento.

Come potete vedere, il profilo ufficiale di Confestetica, nella persona di Roberto Papa, ha risposto in modo irritato con frasi che attaccano l'azienda per cui lavora il sig. Silva, cioè l'azienda [comfort zone]. Due citazioni dalla risposta di Papa: "sarebbe più bello che un’azienda come Comfort Zone sostenesse la causa di Confestetica" e: "avendo conosciuto personalmente il suo capo lei non poteva esser diverso da lui" (oddio e questa cosa c'entra? mmm questa mi sa di rancori mai sopiti..brrr).

Confestetica ha poi rincarato la dose scrivendo vari articoli in cui attacca questa azienda di Parma. Ecco un titolo tra i tanti: "Ecco cosa Comfort Zone pensa delle estetiste". Ecco il link: ah no, scusate, niente link. Confestetica l'ha rimosso.

La domanda sorge spontanea: è giusto attaccare la reputazione di un'azienda intera per quello ha scritto, con il suo profilo personale, una persona che ci lavora?
Confestetica afferma: "Se tu lavori per un'azienda sei l'azienda, la rappresenti sempre e comunque". E' così? Quindi se lavoro per la Coca Cola devo bere Coca Cola sempre e comunque (sai che acidità di stomaco?!)? E utilizzando il mio profilo personale Facebook allora non posso scrivere "chi di voi beve l'acqua frizzante?".

E se è così, allora l'azienda dovrebbe licenziarmi se con il mio profilo personale oso esprimere pareri personali o lanciare provocazioni, con il solo scopo di condividere opinioni e informazioni? Non è forse (anche) per questo, che sono nati i social media?

Direi che questo sia un ottimo case-study di come si possa strumentalizzare l'utilizzo personale di profili privati di social network. Ottimo case study. Pessimo utilizzo dei social media.



15 commenti:

Anonimo ha detto...

certo che l'esempio della coca cola non ci azzecca proprio niente...... cosa c'entra se lavori per la coca cola devi bere coca cola?
Semmai valuta se una tua dipendente parla male delle tue clienti che cosa faresti?

Claudio ha detto...

certo che l'esempio della coca cola non ci azzecca proprio niente...... cosa c'entra se lavori per la coca cola devi bere coca cola?
Semmai valuta se una tua dipendente parla male delle tue clienti che cosa faresti?

Andrea ha detto...

Centra invece... si sta parlando del legame azienda/dipendente che ti segue ovunque anche nel tempo libero (profilo personale di FB)

Claudio/anonimo... sei un pò ripetitivo o sbaglio? ;-) (scusa ma ti è scappato o stesso commento due volte)
Ciao

Geom Alfieri ha detto...

Visto che la discussione, il confronto, le domande tra i diretti interessati sono già largamente diffuse in rete in altri blog, scrivo solo le mie personalissime conclusioni, già postate tra l'altro qui

Sicuramente Roberto Papa di Confestetica svolge una lotta nobile e giusta, ma bisogna capire quando è il momento di smettere di urlare nel vuoto ed ammettere di essere in torto:

Concludendo la saga: Verdetto del "tale Geom Alfieri":

1) Sulla questione morale della strumentalizzazione di un profilo personale Facebook per innescare una fanciullesca vendetta personale…. COLPEVOLE

2) Sulla insana arrogante e permalosa abitudine di usare Social Media cercando disperatamente di controllare piuttosto che semplicemente partecipare… COLPEVOLE

3) Sulla manifesta incapacità di favorire un dialogo partecipativo all’interno della community creata allo scopo di discutere…. COLPEVOLE

4) Sulla manifesta incapacità di rispondere a precise domande da parte di utenti …. COLPEVOLE

e ora a grande sorpresa…
5) Premesso che la Legge scrive ““Le misure di prevenzione e protezione devono essere periodicamente aggiornate allo stato della scienza e della tecnica più evolute” e premesso che autoclave è lo strumento più evoluto… si può supporre che la “provocazione di Angelo Silva” allo scopo di discutere il perchè le estetiste in generale poco utilizzino questo strumento…

Ritengo quindi COLPEVOLE il @Roberto Papa di avere ingaggiato questa battaglia allo scopo di evitare di entrare in un imbarazzante e scottante argomento di discussione… che in effetti è stata totalmente TRAVISATA/EVITATA/SVIATA dal suo ingiustificato, ripetuto e scorretto attacco alla reputazione di una azienda assolutamente estranea ai fatti.

CONDANNO QUINDI IL tale Geom Alfieri a spargere il verbo in rete:

QUANDO ANDATE DALL’ESTETISTA, ASSICURATEVI CHE UTILIZZINO AUTOCLAVE … perchè come dice CONFESTETICA

“I rischi di infezione all’interno di centri estetici sono molteplici ed evidenti, gli operatori più a rischio sono le stesse estetiste che quotidianamente eseguono trattamenti di manicure e pedicure. Statisticamente più del 3% della popolazione italiana è ammalata di epatite C, ciò significa che su 30 persone che entrano in un centro estetico almeno una(statisticamente) ha l’epatite C”
http://www.bronzeclub.com/normative-solarium.html

Andate in pace e ben sterilizzati!

Anonimo ha detto...

Io resto di un avviso, se un mio agente, andasse in giro a dire che i miei clienti, o suoi come preferite sono poco professionali lo mando a casina. Non per altro, ma semplicemente perchè è quel cliente che ti da la pappa tutte le sere. Il cliente è colui che paga un tuo servizio e deve essere considerato come la tua fonte di guadagno. Voi che scrivete avete dipendenti? Io si, e non gradirei. A mia volta io lavoro per una grossa compagnia che non credo sarebbe felice di sentire miei commenti negativi sui suoi clienti. Quantomeno si scuserebbe per le uscite. Un profilo privato? Su Facebook? lo avete visto solo voi. Quindi vuol dire che se mi metto in piazza provatamente a dire che miei clienti sono dei pirla non se la devono prendere perchè non sono in veste ufficiale?? Mi piacerebbe vivere nella vostra realtà.

Dodo Reale ha detto...

Hola, molto interessante l'argomento, e a livello personale alcune cose su come il web 2.0 sia diventando uno stagno per piranha potrei dirle. Il web non dovrebbe essere il luogo per farsi facile pubblicità attaccando la reputazione degli altri e/o sfruttandola, e le opinioni personali devono essere prese in quanto tali e non come pretesto per fare politica o concorrenza aziendale, più o meno sleale.

Mi fa piacere invece postare una bella notiziona per chi combatte contro queste ingiustizie. La riapertura di un forum ingiustamente censurato. Keep on Rocking!

QUOTE: Poiché molte società, invece di interloquire con i propri clienti, preferiscono ricorrere alla magistratura per ottenere l'oscuramento di ogni critica sul web, temiamo che non sarà l'ultima causa del genere. Non passa settimana senza che riceviamo minacce e citazioni in giudizio per aver ospitato i commenti dei consumatori sui forum “Di' la tua” o le loro denunce sulla rubrica Cara Aduc.
Ogni volta ci opponiamo anche se potremmo semplicemente cedere ed evitare grane. Grazie a questo abbiamo ottenuto numerose sentenze che costituiscono oggi buona parte della giurisprudenza italiana in materia di libertà di espressione sul web. Tra queste, la importante sentenza di Cassazione che riconosce la non punibilità penale di un gestore di forum o blog per i commenti ospitati.

http://avvertenze.aduc.it/comunicato/censura+web+grazie+contributi+straordinari+dei_17766.php

Re Felix ha detto...

Interessante vedere tante persone animarsi e discutere apertamente e su tante piattaforme virtuali diverse e soprattutto con gusto di una questione a dir poco spinosa: ecco quel che significa Social Network!
Non nego che intervengo con molto piacere, anche qui da te Fra. Certo, (come ho già scritto nel post sul mio blog: http://wp.me/pLCDT-am , dunque non mi dilungo in dettagli che risulterebbero solo ridondanti), dispiace vedere che il diretto interessato ancora non abbia colto questo spirito “sociale” e che continui a barricarsi dietro sentenze e bla bla vari, cercando di portare il dialogo intrapreso nel suo classico monologo insistendo con la sua politica della stampa tradizionale dove il solo editore ha il controllo delle notizie... e, cosa ancor più grave, senza aver risposto all'iniziale domanda che gli è stata posta.

@Dodo, interessante la tua affermazione che preferisco rendere sotto forma di domanda: perché «molte società, invece di interloquire con i propri clienti, preferiscono ricorrere alla magistratura per ottenere l'oscuramento di ogni critica sul web»?
Certo, per entrare in questo “nuovo mondo” bisogna esser pronti a mettersi in gioco... e giocare secondo questa regola elementare vuole solo dire crescere insieme e crescere giocando! Siamo pronti?
E allora impariamo a sorridere un po' in più, aggiungeremmo solo del colore a questo grigio che ci circonda!

Fraintesa ha detto...

Grazie @Re Felix, hai colpito nel segno: ecco quel che significa social network :)

Grazie anche a te @Dodo Reale, non sapevo di questa nuova sentenza della cassazione ma mi sembra un importantissimo passo in avanti.

Ringrazio anche @Andrea e @Geom Alfieri che forse sono riusciti a spiegare meglio la situazione. Si sa, io vengo Fraintesa..

uh e @Claudio/Anonimo, non ti spiego la cosa della Coca cola perchè te l'ha già spiegata @Andrea (ri-grazie!). Per il resto:
- il profilo privato non l'ho visto solo io...è lì, nel post. come vedi l'autore del commento è Angelo Silva, e c'è anche la sua foto; non è [comfort zone].
- il sig. Silva non ha "dato dei pirla" agli estetisti. Ha lanciato una provocazione. E' ben diverso dire "sei un pirla" e dire "lancio una provocazione...cosa ne pensate dei pirla?".

O per lo meno, è diverso nella "mia realtà" :D

Anonimo ha detto...

We ragazzi io capisco il vostro talvolta fazioso atteggiamento ma siamo in italia, e provocazione ha un significato letterario e baboom, guarda che significa:
Atto, comportamento, parola o discorso offensivo o di sfida, che mira a irritare e a provocare una reazione violenta degli altri: non reagire alle p.;
con valore attenuato, stimolo intellettuale, invito a riflettere: un discorso che contiene intelligenti p.
Pertanto chi lo ha inteso come un concetto di riflessione ha fatto bene, e chi si è irritato o ha avuto una reazione violenta ha fatto altrettanto bene. Il valore attenuato usando una tastiera non è definibile. Una provocazione attenuata potrebbe essere: Le estetiste Che usano l'autoclave potrebbero essere solamente il 2%, en se cosi fosse, si potrebbe parlare di professionalità?? L'utilizzo del condizionale crea una attenuante a quello che scrivo in quanto non do per certo che quello che dico sia la realtà, ma provoco appunto una probabile discussione sulla veridicità di quello che scrivo! L'utlizzo invece di una frase tipo quella del Silva, "le estetiste che usano l'autoclave sono solo il due per cento...e poi si parla di professionalità " non lascia immaginare la volontà ad una discussione ma semplicemente, esprime una propria convinzione che riversa una reazione maggiormente violenta. Pertanto ritengo che la libertà d'espressione sia dovuta ma che la reazione possa assolutamente essere accettata visto l'errore iniziale che ovviamente da seguito ad una reazione. Non è sufficiente apporre prima la scrittina §: lancio una provocazione perchè questa debba essere intesa sempre e comunque in modo benevolo o atto alla discussione civile.

Una discussione civile si sarebbe ottenuta qualora il silva si fosse fermato dopo il punto di domanda e non avesse poi espresso il suo pensiero reale che esula dalla provocazione.

a bientot

... e scusate qualche errore ortografico

Fraintesa ha detto...

Ciao @Anonimo, personalmente se mi permetti mi tiro fuori dalla tua definizione "atteggiamento fazioso": se al posto di Confestetica e [comfort zone] ci fossero stati l'Associazione Birrifici Italiani e un dipendente di un birrificio io avrei fatto le stesse identiche riflessioni, te l'assicuro.

E per quanto riguarda il concetto di provocazione, il fatto che Silva abbia pubblicato la frase sulla bacheca di Confestetica (e non sulla sua personale)rende questo gesto, per me, inteso a provocare una discussione.

Ad ogni modo è un altro il fatto che mi lascia allibita: è giusto attaccare la reputazione di un'azienda intera per quello ha scritto, con il suo profilo personale, una persona che ci lavora? Si rappresenta davvero, sempre e comunque, l'azienda per cui si lavora?

Anonimo ha detto...

Accetto l'invito che mi ha lanciato su Fb e torno a scrivere.

Come hai scritto sopra, per te quella di Silva, era una provocazione ed io ho sottolineato che non è sbagliato il tuo modo di vedere ma che per provocazione si intendono diversi modi interpretativi e di conseguenza un utilizzo migliore della nostra lingua puo' evitare sterili discussioni.

Passo avanti riguardo la tua giusta considerazione e mi permetto di spiegarti una cosa secondo il mio punto di vista. Ovviamente non essendo un portatore di verità, lo stesso è da considerarsi opinabile.

Io, si è capito, lavoro nell'ambiente dell'estetica, ma non è il mio core business. Personalmente ho un buon numero di collaboratori interni ed esterni nella mia attività principale. Tutti noi lavoriamo per una mandante che ci paga delle provvigioni in base al nostro operato.
Detto questo, non posso essere totalmente d'accordo con il tuo essere allibita e ti spiego il perchè. Se io che prima di essere un titolare di un'agenzia di rappresentanza, sono un rappresentante, mi permettessi, con il mio profilo personale di andare a scrivere una cosa pertinente alla mia attività che va contro coloro che mi danno quotidianamente da mangiare creerei quantomeno un problema di coerenza etico professionale. Si, fare il bel viso ai miei clienti in fase di vendita e poi definirli poco profesionali non gioverebbe alla mia immagine commerciale. Non dico che non posso dirlo, dico che poi ne pegherei le conseguenze ed è ovvio che qualcuno potrebbe pensare che l'azienda madre si serva di persone poco professionali per svolgere la sua attività di raccolta ordini e quindi denaro.
Premesso che io sono forse vecchio stile ma credo che i miei clienti debbano sentirsi particolarmente appoggiati dalla mia figura professionale. Ora, nessuno ovviamente nel "caso Silva" vuole che il rapppresentante in questione finisca sulla gogna o la sua azienda venga screditata, ma da che mondo è mondo quanto si commette una gaffe letteraria, si cerca di risolvere dicendo: "scusate l'errore rettifico" . In cuor mio credo che il Silva non volesse offebdere nessuno o forse voleva sfogare una sua visione delle cose e lo ha fatto sbagliando semplicemente il modo in cui l'ha scritto, ma una scusetta da parte sua verso l'ambiente magari era sufficiente per mettere tutti con il sorriso. A me personalmete se un mio cliente mi chiamasse per dire che un mio rappresentante ha mal parlato del nostro ambiente clientelare un pochino di fastidio mi darebbe nel dovermi giusitificare con il cliente rabbioso. Per quanto mi riguarda comunque il caso è chiuso e avanti tutta per altre situazioni maggiormente interessanti ( per quanto mi riguarda) Andando avanto cosi rischiamo di vederci il Silva al grande fratello :-D

Fraintesa ha detto...

capisco il tuo pensiero. anche io mi infastidirei se un mio rappresentante parlasse male del nostro ambiente. E' che proprio, secondo me, qui nessuno ha "parlato male". Ha solo buttato lì una provocazione.

E sono d'accordo con te quando dici "nessuno...vuole che la sua azienda venga screditata" e "quando si commette una gaffe letteraria, si cerca di risolvere dicendo: "scusate l'errore rettifico"". Per questo, se io fossi in Confestetica, chiederei scusa a [comfort zone] per averla screditata e farei una rettifica.

insomma continuo a non condividere, ma rispetto il tuo punto di vista :)

Anonimo ha detto...

Mi devo ripetere sul concetto di provocazione. :)

provocare crea una reazione e il suo modo di commentare nella bacheca di un associazione di categoria era fuori luogo a mio avviso. dando al Silva la concessione del dubbio ovviamente, ma è facile intedere un atto letterario imperativo più che una semplice ed amichevole provocazione.

In ogni caso se processassimo tutte le intenzioni saremmo tutti giudicabili e probabilmente in galera :-)

Mi ha fatto piacere scambiare qualche opinione con te e ti ringrazio per lo spazio dedicatomi.
La speranza che in futuro vi siano altro motivi di discussione :-)

dodoreale ha detto...

@Re Felix e Fra.
Grazie!

La domanda che vi ponete è più che legittima...Perchè le aziende danno da mangiare agli avvocati invece di rispondere in maniera corretta e personale? Forse percheè sono loro parenti? Mah.. ;-)

Premetto che i vs. post sn troppo tecnici per un povero Dodo come me...e quindi vado a sentimento più che a ragione. Che lascio invece già a voi!
;-)

Ma il mio motto è "proteggere le cose estinte", partendo dal concetto chiave che "all good things come to an end". E allora cerchiamo di difendere quello che dovrebbe essere etico e utile. E combattiamo chi usa il web in maniera sporca!

Purtroppo poca gente si è mai letta (o conosce l'esistenza) della Netiquette.. o dei principi base di Wikipedia. ...e purtroppo "people just ain't no good". E questo, sia nel virtuale che nel reale. Purtroppo ci saranno sempre aziende e individui che cercano di approffittare in maniera sporca di Internet...

Io intanto...continuo sprezzantemente a citare!
;-)

saludos

Fraintesa ha detto...

"E allora cerchiamo di difendere quello che dovrebbe essere etico e utile. E combattiamo chi usa il web in maniera sporca!" sante parole, Dodo Reale! :)

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