mercoledì 8 giugno 2011

Cambio di blog

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Sì, lo so che ormai vi eravate abituati a questo blog, però, che vi devo dire, da oggi le mie (dis)avventure le troverete a un altro indirizzo. Sempre roba così, il livello dei contenuti rimane quello eh, solo che sarà da un'altra parte.

Il primo passo per il dominio del mondo è...il dominio, quindi da oggi potrete leggermi su www.fraintesa.it.
Ho cercato di rendervi il tutto poco doloroso e molto leggibile, ma se dovessero venirvi degli attacchi epilettici perché la grafica fa schifo siete pregati di comunicarmelo, grazie.

...e grazie specialmente a chi continuerà a seguirmi di là



giovedì 5 maggio 2011

Umbria on the blog giorno 1 - Assisi e Valle di Assisi

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Vi ho già parlato del progetto Umbria on the blog.
Bene, è finalmente giunto il momento di raccontarvi com'è andata la tre giorni umbra. Come avrete visto dalla foto, già l'accoglienza è stata qualcosa di unico: il pulmino brandizzato Umbria on the blog ci ha accolte in una delle mille stazioni di Perugia e ci ha portate nella sede di Confindustria, realizzatrice del progetto.
Tipo gita, però più breve e senza canzoni tipo "Quel mazzolin di fiori".

A Confindustria, dopo un piccolo buffet di benvenuto, ci siamo presentate a turno, e dopo che anche io ho dato il peggio di me (ecco qui la prova) Luca Sabatini di Confindustria e l'ideatore del progetto, Alessio Carciofi, ci hanno raccontato di come sia nato e sia stato organizzato Umbria on the blog. Ci siamo meritate dei Baci Perugina, un quadernino personalizzato e degli adesivi stilosi che stiamo tuttora spargendo sul globo. E' stato particolarmente illuminante ascoltare Maria Carmela Colaiacovo, brillante imprenditrice che ha sottolineato quanto siano importanti oggi i
channel manager nel settore del turismo. E di quante persone non se ne siano ancora accorte...

Dopo Confindustria, ci siamo divise nei due alloggi riservati a noi. Metà di noi sono andate al Relais Borgo Brufa, un resort dalla veduta spettacolare a Brufa di Torgiano (PG), mentre io sono finita con altre blogger all' Hotel Resort Valle di Assisi, la cui tenuta comprende campi da tennis, chiesetta, centro congressi, casolari e laghetto. Insomma, quasi un paesino.

Dopo un sorteggio, io mi sono aggiudicata una delle tre camere con vista a nostra disposizione, ma ho deciso di cederla dato che ultimamente ho già vinto altre cose.
Sono comunque finita in una camera molto elegante e spaziosa (diversa dai campi tendati a cui sono abituata) resa ancora più accogliente da omaggi di benvenuto: una rosa sul letto, una bottiglia di Ceccomatto prodotta dall'hotel, e tre preziosi volumi (La rivista dei siti Unesco, Luoghi italiani patrimonio Unesco e Ottocento anni fa, quest'ultimo con dedica del sindaco di Assisi).

Dopo un veloce aperitivo all'hotel, la prima giornata si è conclusa con un'abbondante e apprezzatissima cena alla Gastronomia Andreani, a cui voglio dedicare un post apposta (gioco di parole non voluto).

La prima giornata si è conclusa con una passeggiata in una ventosa Assisi, che di notte lascia parlare la sua architettura illuminata. L'impronta religiosa è fortissima e permea i sentieri della città, che si snodano tra salite e discese in mezzo alle alte chiese e basiliche.
Lo potete vedere nel video del nostro videoreporter Mario Mele:



Ah, di alto c'è anche la richiesta economica per il parcheggio all'ingresso della città, sappiatelo.



domenica 1 maggio 2011

"Mondo Infame" - Lista di film tristi e da magone assicurato

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UPDATE: troverete in corsivo i titoli che ho aggiunto dopo la pubblicazione del post. Grazie a Marta, Filippo, Santrace, Giulia e al mio cervello che s'è ricordato tardi un paio di titoli.

Da qualche anno ho una lista che io chiamo M.I., Mondo Infame.
E' una lista di titoli di film strappalacrime, spezzacuore, che quando finiscono ti lasciano un enorme senso di impotenza nei confronti delle ingiustizie del mondo (oltre ad un magone esagerato). Quei capolavori che, quando hai finito di guardarli, ti lasciano in preda ad un senso di inutilità cosmica e ti fanno finire tutti i fazzoletti che hai in casa.
Però belli, eh?

Sono sicura di non essere l'unica che ama autoflagellarsi con tali pellicole.
Quindi, se vi viene in mente qualche altro titolo che non ho inserito nella lista, per favore segnalatemelo nei commenti(così nelle prossime serate di nullafacenza saprò che mattone guardarmi).

Se vi dico "magone misto a rabbia", voi che film mi dite?

21 grammi
A beautiful mind
Alcatraz l'isola dell'ingiustizia
Alfie
Amabili resti
American History X
Autumn in New York
Babel
Boys don't cry
Blow
(I segreti di) Brokeback Mountain
Brotherhood
Come Dio comanda
Crash (Contatto fisico)
Dancer in the dark
Edward Mani di forbice
Espiazione
Eternal Sunshine of the Spotless mind (e la sua mirabile traduzione Se mi lasci ti cancello)
Forrest Gump
Gran Torino
Gorilla nella nebbia
Hachiko
I Cento Passi
Il bambino con il pigiama a righe
Il miglio verde
Il paziente inglese
Into the wild
I ponti di Madison County
L'attimo fuggente
L'eternità e un giorno
L'ultimo inquisitore
La vita è bella
Le conseguenze dell'amore
Lezioni di piano
Lo scafandro e la farfalla
Magdalene
Mi chiamo Sam
Milk
Million Dollar Baby
Monster
Non lasciarmi (Never let me go)
Non ti muovere
Ogni cosa è illuminata
Parla con lei
Philadelphia
Precious
Qualcuno da amare
Qualcuno volò sul nido del cuculo
Ritorno a Cold Mountain
Scelta d'amore
Schindler's List
Seven
Spiagge
Un mondo perfetto
Vento di Passioni
The Constant Gardener
The Elephant Man
The Reader (A voce alta)
The Road
Volver
Walk the line

Buon mattone a tutti.



venerdì 22 aprile 2011

Veganfest e Vegancamp

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Inizia oggi in una bella villa a Camaiore (Lucca) il Veganfest 2011, una fiera/expo sul mondo ecologico e vegan che terminerà lunedì 25.
No, l'ingresso non é riservato ai vegetariani, anzi: i carnivori e i curiosi sono i benvenuti.

Sul programma leggo che ci saranno molti eventi fighi, e non i soliti incontri da fricchettoni, non temete.
Ci saranno workshop per avvicinare i bambini alle verdure, workshop di cucina, incontri con quelli della Sea Shepherd Conservation Society (sì, quelli che avete visto in tv su Sky), concerti, seminari su downshifting (vorrei andare a quello di Vitaimpatto1) e ingegneria naturalistica, e molto altro.
La domenica poi mi piacerebbe andare al Vegancamp, il barcamp dei blogger e webmaster vegetariani e vegan.

Una cosa è sicura: dovrò portarmi una borsa capiente perchè, oltre agli espositori di alimenti veg-friendly (w il seitan), ci saranno anche quelli di bio e eco-cosmesi (che svaligerò), arredo, abbigliamento e editoria.

Ah e l'iscrizione è gratuita, cosa volete di più?



Ranger al Phillip Island Nature Park: ho vinto!

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Ve lo ricordate, no, che ho partecipato a questo concorso per fare la ranger in Australia?
Beh,...ho vinto!

Dopo aver assimilato il colpo, cioè dopo che per giorni ho pianto dalla gioia e ho girato con una faccia da pesce lesso, ho iniziato ad informarmi su quello che mi aspetta per dal 3 al 22 luglio (poi dal 22 al 29 farò vacanza in Oz, ma questa è un'altra storia).

Qualcosa lo potete vedere già nel video qui sopra: farò la ranger al Phillip Island Nature Park, un parco naturale sull'omonima isola a circa un'ora e mezza da Melbourne.
Lavorerò con gli animali presenti nel parco: koala, wallaby (una specie di piccolo canguro), foche, delfini, cavalli e le star del parco, cioè i pinguini nani protagonisti della Penguin Parade.
No, non è una sfilata di carri allegorici guidati da pinguini: è semplicemente la "parata" dei pinguini che ogni mattina lasciano le loro tane e si tuffano in mare, e ogni sera alle 18 dopo una giornata di pesca ritornano sulla terraferma.

Ovviamente questa Penguin Parade richiama orde di turisti che vengono guidati e tenuti a distanza dai ranger. Quindi...forse questo è una parte del lavoro che mi aspetta!
Lo scoprirete comunque perchè terrò un diario dell'esperienza, sempre su questi schermi.
Stay tuned!

Ah, un'ultima cosa: vi avevo promesso che se avessi vinto avrei portato qualcosa a ciascuno di voi.
Siccome sono dell'idea che la fortuna e la felicità vadano condivise...forza, iniziate a elencare cosa volete che vi porti.
I'll do my best to get it!



martedì 29 marzo 2011

Ranger in Australia

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Su Facebook ho scoperto questo concorso che mette in palio la possibilità di farsi un mese da ranger della Nature Crew del Phillip Island Nature Parks, in Australia.
Bene, io vorrei vincere. Quindi, per partecipare, sono andata dai miei amici lama, ho fatto il video che vedete qui sopra e l'ho postato sull'apposito sito.
E' inutile che facciate quella faccia lì, lo so anche io che i lama non sono animali tipicamente australiani, ma che vi devo dire? Non ho trovato pinguini nei dintorni. Ho anche cercato in una confezione di Polaretti, ma, oh, nulla.

Rientrando rigorosamente nei 2 minuti massimi a disposizione, pur senza pinguini ho cercato di far capire che rientro nei requisiti, cioè:
- so guidare (beh insomma...fidatevi);
- ho meno di 30 anni (si vede dalle non-rughe...no?);
- amo gli animali (lama e non);
- amo ancora di più gli animali (non li mangio);
- trovo che il volontariato sia "cool"(sono fiera volontaria in gattile);
- parlo inglese (so pure come dicono hello giù in Oz!);
- sono 2.0 (già il fatto che io stia scrivendo un post sul blog e non una cartolina dovrebbe dirvi qualcosa, eh...);
- godo di buona forma fisica (dai vi prego ditemi che si vede).

Insomma io sono pronta, ecco.
Ho voglia di rendermi utile, conoscere gente che non sa cosa vuol dire bunga-bunga, scoprire cose, animali e territori per me nuovi, sporcarmi, ridere, parlare ai pinguini in due lingue.

Io ho le fingers crossed...please, state anche voi tutti incrociati per me!
Almeno fino al 31 marzo, data in cui il concorso si conclude.
Se vinco, porto qualcosa a tutti (per "qualcosa" intendo qualcosa di legale, e che stia in valigia; no surfer, no biondone, no cuccioli di koala).

E per rendere tutto più interessante...potete sfottermi con il video del backstage.



martedì 22 marzo 2011

Umbria on the blog

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Come avrete intuito, la terza faccia da sinistra, con la pelle color cadavere, sono io.
La sottoscritta è stata infatti coinvolta nel progetto Umbria on the blog: sarò una delle 11 blogger che nel terzo week-end di aprile invaderà l'Umbria e ne racconterà l'esperienza qui. Un bell'esempio di marketing territoriale innovativo: uno storytelling 2.0.

Dopo aver faticosamente partorito la mia autobiografia, ho preso parte a un'intervista fotografica dove ho rivelato dettagli inconfessabili (o quasi) del mio passato e dove mi sono lasciata trasportare dall'immaginazione pensando all'Umbria.

Perchè, ebbene sì, la sottoscritta in Umbria non c'è mai stata. Sì, sono una poveraccia, ma sto per rimediare. E questo viaggio riparatore lo farò con Michela, Federchicca, Rebecca, Gabriele e Federica, Elena, Francesca, Miro, Federica, Alessandra e Jennifer.
Non vedo l'ora di partire, assaggiare piatti nuovi, scoprire borghi nascosti, passeggiare in mezzo alla natura o nelle vie di una città per me nuova, chiacchierando con queste persone.

Nell'attesa di svergognarmi in Umbria (queste persone scopriranno lì alcuni miei dettagli privati, tipo che io dormo con la mascherina), ringrazio Alessio Carciofi che mi ha coinvolta nel progetto.
Per una vegetariana come me, un cognome simile non poteva che essere garanzia di qualità!



martedì 22 febbraio 2011

Sono soddisfazioni

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E' una bella soddisfazione far cambiare idea a una persona.
Mi ricordo quando, durante una lezione speciale sul microblogging, io e Pizzulata illustravamo i motivi della ficaggine di Twitter a una piccola platea di ignari, e la più scettica era decisamente lei, Nouv84, che controbatteva a ogni intervento e apriva malvolentieri l'account durante la lezione.
Ma si vede che:
- o convinco la gente benissimo (ipotesi più remota ma più fica);
- o Twitter è irresistibile, e una mente intelligente se ne rende presto conto.

Fatto sta che, a distanza di pochi mesi da quella lezione, Nouv84 mi ha reso molto fiera, quando è comparsa nei Top Tweets italiani.

Quindi, per farla breve, con questo post vorrei augurarle che il/la bimbo/a che aspetta sia scettico/a quanto lei.
Perché fargli cambiare idea sarà una bella soddisfazione.



domenica 19 dicembre 2010

Foursquare branded page: l'esempio di Visit Tuscany

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Il 1 ottobre la regione Toscana è sbarcata su Foursquare con il suo brand profile (detto anche branded page): Visit Tuscany.
E' stata la prima regione italiana a farlo, sulla scia di altre Destination Market Organization (DMO) quali Explore Chicago (la prima in assoluto), VisitPA e Welcome to Yorkshire (la prima in Europa).

Come si presenta il brand profile?
A differenza dalle normali venue, ha una immagine del brand in header, ha una url personalizzata (foursquare.com/visittuscany, invece del solito foursquare.com/venue/5802843) e presenta un box di benvenuto laterale (simile al box "About", implementato recentemente anche per le venue normali).
La maggiore novità rimane il tasto "following", che consente all'utente di "seguire" il brand: una volta che si fa check-in nei pressi di una venue dove il brand ha lasciato dei tip, questi verranno visualizzati in pop-up e permetteranno così all'utente di rimanere aggiornato.
In meno di tre mesi la branded page di Visit Tuscany ha superato i 1890 follower; in più, 300 persone hanno già “seguito” i suoi consigli, segnalandoli come “to-do”, cioè cose da fare.

In questo modo la regione si è messa completamente a disposizione dei viaggiatori e soprattutto di coloro che utilizzano smartphone (29.7% degli americani, spesso turisti in Toscana e 28% degli italiani, secondo recenti dati Nielsen).
Un altro passo in avanti per una regione decisamente attenta ai social media, che già si era distinta per essersi affidata a un social media team per la gestione di tutti i profili ufficiali della Toscana(tra cui una fan page Facebook ufficiale, tre blog verticali e vari canali Twitter).

Non mi trasferisco in Toscana mica per niente!



sabato 18 dicembre 2010

Trenitalia vergogna #3

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Questa è la homepage del sito di Trenitalia, come si presenta oggi (cioè uguale agli ultimi 2 mesi, più o meno).
Attualmente, a causa delle grandi nevicate (ma non solo), mezza Italia è molto in difficoltà per i gravi problemi nella circolazione dei treni.
In una situazione come questa, credo che Trenitalia avrebbe dovuto aggiornare la sua homepage segnalando in modo più evidente almeno il numero del servizio clienti, o le news, o il servizio che segnala in tempo reale il percorso dei treni.
Non lo ha fatto: ha lasciato la homepage così com'è.

"Sicuramente lo staff di Trenitalia è più impegnato su altri fronti, in questo momento", direte voi.
Ma lasciatemelo dire: ora come ora, la scritta che campeggia nella home, "Un autunno con i fiocchi", è una bella presa per il culo.



martedì 23 novembre 2010

Trenitalia vergogna #2

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ATTENZIONE: QUESTO POST E' STATO MODIFICATO IN DATA 24 NOVEMBRE, ore 10.47.

A quanto pare, qualcuno legge il mio blog.
E qualcuno ha letto il mio post (ossia la puntata precedente, la #1).
Questo qualcuno mi ha scritto una email, con le sue ipotesi sulla situazione:
"I sistemi in effetti davano il treno come pieno e per questo non sei riuscita a fare il biglietto dal sito o dalle macchinette in stazione.
Purtroppo accade a volte che le Agenzie di Viaggio e le Aziende comprano i biglietti in blocco, per poi provare a richiedere il rimborso in seguito se non rivendono, e così facendo bloccano la disponibilità di posti liberi."

Come ho risposto a questo qualcuno via mail, se questo è vero la mia rabbia rimane: perchè io, cliente finale, devo pagare un sovrapprezzo per un disguido che non mi riguarda e che non ho causato io?
Perchè Trenitalia non multa le Agenzie di Viaggio/Aziende/ecc, colpevoli del danno, invece che colpire i clienti finali?
Perchè non ottengo un rimborso, ma solo un "ci dispiace"? Non mi merito almeno un buono-viaggio?
Non mi merito un buon viaggio?

Forse semplicemente non ho mai sentito la parte finale del messaggio registrato: "Trenitalia vi augura buon viaggio... tanto più se su altri mezzi di locomozione".



lunedì 22 novembre 2010

Trenitalia vergogna #1

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Sono piuttosto arrabbiata, per usare un eufemismo. Tanto per cambiare (chi mi segue su Twitter lo sa), l'oggetto del mio odio è Trenitalia.
Oggi, 22 novembre, sono andata in biglietteria a Firenze Rifredi per prenotare il biglietto dell'IC delle 11.44 diretto a Milano (sarei scesa a Modena). Essendo io geek dentro, ovviamente prima avevo provato via web, ma dal sito di Trenitalia non era possibile prenotare
perchè i posti risultavano esauriti.
Ho provato quindi alla nuova macchinetta superfiga della biglietteria di Rifredi, che però mi segnalava che "il terminale non permette l'operazione desiderata". Insomma, non funzionava una fava.

Faccio la fila e quando è il mio turno il "bigliettaro" mi comunica che non ci sono più posti a sedere sul treno, quindi posso pagare 5 euro di sovrapprezzo (quindi 19 euro anzichè 14) per un posto in piedi in prima classe, perchè anche i posti in piedi in seconda sono esauriti.
Devo assolutamente essere a Modena per le 14, quindi accetto. E penso: "Madonna quanta gente! Ma perchè vanno tutti a Milano di lunedì a mezzogiorno? Che strano."

Arrivato il treno, salgo in prima classe: è totalmente vuota, come dimostra la foto a inizio post.

Faccio un giro in seconda classe: anche lì ci sono posti vuoti
(guardate la foto).
Dato che ho pagato non poco per un viaggio in IC di un'ora e mezza, decido di godermi (*sarcasm*) il mio biglietto di prima classe in piedi, e da vera trasgressiva addirittura mi siedo in uno dei mille posti vuoti. Punk is not dead.

Arriva il controllore, e, come potete sentire dalla conversazione che ho registrato, alla mia richiesta di spiegazioni sul perchè io avessi pagato di più per un treno che in realtà è mezzo vuoto, lui mi dice "deve chiederlo in stazione".
Sì beh certo. Aspetta che scendo, torno a Rifredi a piedi o pagando un altro biglietto, e vado in biglietteria dove mi diranno che devo chiedere sul treno o che "ci sarà stato un disguido".
Ma pensa un pò, uno strano disguido che avrà fatto pagare a me e a altri viaggiatori un sovrapprezzo così, per far iniziare meglio la settimana a Trenitalia.

Quando prenderò il prossimo treno farò anche io così. Salirò senza biglietto e dirò al controllore: "Deve chiederlo in stazione, perchè sono senza biglietto. Oppure può leggere il mio blog, quando arriva a casa. Sa, ora non può, perchè sugli IC non c'è la wireless...che peccato.
Fraintesa si scusa per il disagio.
Ah e non dimentichi di abbonarsi al mio feed!"



venerdì 3 settembre 2010

I vegetariani ai festival: si salvi chi può

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"The Happy Vegetarian": è il nome dello stand che vedete nella foto. E' uno stand dove servono solo cibo vegetariano, ed era uno dei tanti stand veg-friendly al Dour Festival, il festival nell'omonima cittadina in Belgio a cui sono stata invitata, insieme a Pizzulata, da Federchicca.
Ma "The Happy Vegetarian" era anche la descrizione della mia faccia in quel momento: essendo italiana e vegetariana, non è cosa da tutti i giorni trovare a un festival un'ampia scelta che spazia dai thai noodles, alla pasta (era condita con la maionese o il ketchup..ma questo è un altro discorso), ai pakora...

Sono stata ancora più happy una volta arrivata allo Sziget Festival (a cui sono arrivata grazie a Ninjamarketing): una miriade di stand vegetariani mi aspettavano, e sono ingrassata almeno un paio di chili a forza di imbottirmi di wuerstel di seitan, hamburger vegetariani, gulasch di seitan, polpette, ecc.

Poi ieri sera sono andata al primo giorno dell'I-Day Festival a Bologna, per vedere gli Arcade Fire.
Io lo so, che non è un festival delle dimensioni del Dour, nè tantomeno di quelle dello Sziget; però, dai, un minimo di sforzo per noi poveri vegetariani...
Dieci anni fa (3 settembre 2000, Indipendent Day Festival, Bologna: Blink 182, Deftones, Limp Bizkit, ecc), mentre guardavo i Deftones (che hanno annunciato oggi un nuovo tour europeo), riempii il mio stomaco vuoto con delle patate fritte e basta, perchè tutto il resto era carnivoro-oriented.

Passano dieci anni, e...indovinate cosa ho mangiato ieri sera? Patate fritte. Le alternative infatti erano: panini preconfezionati con il prosciutto e il formaggio (NO, non lo mangio il panino se mi togli il prosciutto) e piadine. Le piadine erano farcibili (si può dire?mah) anche solo con verdure grigliate. Ma alla mia temutissima domanda: "quelle piadine sono fatte con lo strutto?" mi è stato risposto "sì".
E via di patatine. Io non pretendo una carbonara col seitan eh, però dai, due polpette di falafel, una pasta al pomodoro, un'insalata greca, una mela secca!

Dai, non è possibile che in 10 anni non sia cambiato niente.
Sarà lo stesso pensiero della giornata per i Blink 182: spereranno che, a differenza del 2000, in questa edizione dell'I-Day nessuno li accolga a sassate.
Ecco, I-Day: facciamo che almeno fra 10 anni voi non mi accogliete a piadinate? Grazie.



mercoledì 25 agosto 2010

Viaggio in Kenya: ricetta per il mal d'Africa

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Premetto che le città che più amo sono Berlino, Helsinki, Londra e Stoccolma. Parlo tedesco, ho fatto un corso di faroese, odio la musica latina. Questo per farvi capire che non sono la tipica fricchettona che compra nei negozi etnici, gira scalza dovunque e vivrebbe solo in un paese caldo. Però in Kenya ci ho ballato, a piedi nudi, con i bambini di un villaggio. Questi bambini qui:

e quello che sembra che mi palpeggi, in realtà sta toccando da dieci minuti le borchiette che ho sul taschino del vestito. E poco dopo spalancherà la bocca davanti al bordo bianco delle mie unghie e chiamerà gli amici per farlo vedere a tutti.
Insomma, se non si era capito, sono stata in Kenya e non so da dove incominciare a raccontarvi tutto quello che ho vissuto lì in soli 8 giorni. Facciamo che divido per microargomenti, ok?

MAL D'AFRICA. Quando torni e capisci che non ti interessa nulla dei saldi, vorresti urlare a tutti che a Modena non c'è da avere paura ad uscire la sera, è tutta una paranoia mentale, che mica spunta il leone mangiauomini e ti uccide. E che del nuovo evento superfico non te ne frega nulla. Quindi svuoti gli armadi e dai via le cose che non usi più da secoli, ma ti senti comunque strana perchè sai che gli altri non capiscono, e continuano a lamentarsi per banalità e a perdere tempo a spolverare soprammobili. E il peggio è che sai che più stai qua, più in fretta ritornerai a pensare come loro.

PAURA. Ho avuto paura del buio. Perchè quando dormi in una tenda in mezzo alla savana, sei al buio, un buio vero: la luce più vicina non la vedi, perchè è a più di un'ora d'auto. E' il buio più buio che io abbia mai visto. E quando dormi a pochi metri dagli elefanti che barriscono, hai paura davvero, soprattutto se ti è appena stato detto: se arriva un ghepardo ti sveglio così lo vedi. E soprattutto perchè la tenda dove dormi è equipaggiata di Bibbia e fischietto per chiedere aiuto. Amen.
E ho avuto paura quando, sul tettuccio della jeep, ho sentito un leone ruggire e far scappare un branco di elefanti nella mia direzione.

SAFARI. Da Malindi in circa 3 ore si arriva al parco Tsavo East. Lungo il percorso, ci siamo fermati molte volte per distribuire farina, penne, caramelle, quaderni, vestiti e merendine ai bambini che corrono scalzi per km inseguendo la jeep e urlando ciao nella speranza che tu ti fermi.
Arrivati al parco, a bordo di una jeep io e Pizzulata abbiamo potuto vedere leoni, leonesse col cucciolo, elefanti, babbuini, zebre, struzzi, dik dik, facoceri, impala, ippopotami, cicogne, cercopitechi grigio-verdi, bufali, gazzelle, kudu, antilopi d'acqua, bufali, storni superbi, poiane, coccodrilli. Altre jeep hanno avvistato iene, ghepardi e serpentari. Abbiamo dormito nel già citato campo tendato in mezzo alla savana e siamo sopravvissuti: è stata una delle esperienze più emozionanti che io abbia mai fatto.

LEONI MANGIAUOMINI. Per fortuna ho scoperto solo dopo il safari che i leoni che ho visto, e che avrebbero potuto entrare in tenda (dato che il campo tendato nella savana non era recintato), sono i discendenti degli unici leoni al mondo che attaccano l'uomo: i maneaters del parco Tsavo East, che potete vedere nel film tratto da una storia vera Spiriti nelle tenebre.
E comunque, il ruggito di un leone è un suono terrificante, vibrante, e fortissimo. Ti fa sentire piccola e indifesa.

NATURA. Se come me adori la natura e gli animali, vai in Kenya. Lì la natura si fa sentire: ti rendi conto che da lì si è generato tutto e tu sei un minuscolo puntino inutile.
Ogni cosa è enorme rispetto alla sua versione europea: le formiche, i ragni, i millepiedi, i fiori coloratissimi, gli alberi (baobab e non). La natura è rigogliosa e ti circonda dovunque tu sia, e la terra è rossa e penetra in ogni fibra dei vestiti e del corpo.

SAFARI BLU. Nonostante io non sia una nuotatrice provetta, ho fatto snorkelling sulla barriera corallina e ho visto pesci stupendi, tra i quali quello di Nemo - dai, quello con le cicatrici in faccia, tenebroso, che vive nell'acquario..capito?
Durante quest'escursione i miei compagni di viaggio carnivori hanno potuto godere di una grigliata di aragosta in spiaggia: io ho mangiato riso al cocco e frutta gustosa. Altro che Chiquita.

FORESTA DI MANGROVIE.
Dopo una simpatica passeggiata su di un ponte tibetano per attraversare la foresta di mangrovie, sono arrivata in una laguna popolata di cicogne, fenicotteri, ricci di mare grandi come la mia faccia, paguri, granchi e stelle marine. Altro che lidi ferraresi.

HELL'S KITCHEN. Ovvero la depressione di Marafa: consiglio a tutti la camminata in questa depressione calcarea di origine sconosciuta, dove le caprette saltellano tipo Spiderman. Visitatela al tramonto, perchè ci sono colori stupendi...e perchè dopo escono le iene.

MALINDI. Ho girato solo questa città: mi sembrava di vivere un documentario. Bambini scalzi che ti chiedono soldi, mercatino/baraccopoli dove è d'obbligo contrattare per ore sul prezzo degli articoli (e dove, se come me impari qualche parola in swahili, puoi comprare al giusto prezzo). Negozi di spezie e di parei, di oggettistica che noi definiamo etnica, bancarelle di banane, pochi edifici in muratura ma coloratissimi, galline e caprette che girano dovunque.

E le case: pareti di fango, tetto di foglie di palma (o, se sei ricco, in lamiera). Sono entrata in una. pavimento: fango. Una mezza parete interna, di fango. Una piccola amaca: il letto per il bebé. La "cucina" è fuori: pietre, pentola, legno e fuoco. E buon appetito.
Il resto della città invece è a misura di turista italiano: supermercato italiano, casinò per ricconzi colonizzatori bianchi ingioiellati vecchi e con le labbra rifatte, pub, ristorantini e qualche discoteca dove si ritrovano gli ospiti dei resort, protetti tutti insieme lì dentro, che fuori c'è il lupo cattivo, mi raccomando non mescoliamoci.

HAKUNA MATATA. Se avete pensato "oh come vivono in povertà...poverini", sappiate che vi state sbagliando. Primo, perchè il Kenya è uno degli stati più "ricchi" del continente, e secondo perchè loro non si sentono poveri. Ho parlato con alcuni kenyoti che mi hanno fatto capire che siamo noi europei che facciamo di tutto per arricchirci e accumulare oggetti e denaro. La loro filosofia di vita è ben diversa, è mirata a vivere in modo dignitoso e accontentarsi di quello che si ha, giorno per giorno. Ho conosciuto una guida turistica che, nonostante abbia guadagni discreti, continua a vivere in una capanna di fango. Non per niente il loro motto è "hakuna matata", nessun problema: ci si cura ancora con le piante, si gira a piedi nudi, i bimbi stanno senza pannolino e senza mutande, sono felici e se si fanno male si sfregano una foglia di aloe sulla ferita. Sarebbe da raccontare a certe mamme maniache dell'igiene, no?

Ecco, forse ora percepite un pò di mal d'Africa anche voi.
E se volete vedere altre foto di questo viaggio, le trovate qui e qui.



mercoledì 28 luglio 2010

La corrida in Spagna: ecco cosa succede

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Una cara amica spagnola mi ha invitato da lei, a Pamplona, proprio nei giorni di San Fermìnes. Grazie a lei in quei giorni ho vissuto come una spagnola e, purtroppo, come una spagnola ho rispettato la tradizione: ho visto l'encierro e sono andata a una corrida.
Vi racconterò quest'ultima. Non so voi, ma prima di questa esperienza io pensavo che la corrida fosse "solo" l'incontro tra un toro stanco e un torero pronto a tormentarlo. Mi sbagliavo di grosso. E' stata un'esperienza molto dura per me, ma mi è servita per capire fin dove può spingersi l'essere umano.

Vestiti di bianco e rosso, come da rigorosa tradizione sanfermines, il tutto inizia al supermercato, dove con mio stupore compriamo una pattumiera di plastica da 25 litri, come quella in foto.
Capisco presto che questo sarà il contenitore per la sangria che ci porteremo nell'arena.
Preparata la sangria, ci dirigiamo bellamente con questa cisterna alcolica all'entrata indicata sul nostro biglietto (costo: 22 euro). La polizia e la sicurezza non battono ciglio: pare che sia normale che gli spettatori entrino con barili di alcool.
Ci dirigiamo nel nostro settore: è nella metà che rimane al sole. Al contrario della metà all'ombra, dove si va per seguire la corrida, qui tutti fanno fiesta e, mi dicono, non si fa altro che cantare, bere e lanciare sangria nei settori sottostanti: in realtà il toro quasi non lo si vede. Rimango perplessa, ma decido di sperare che sia veramente così.

Mi siedo, e in breve tempo la mia maglia bianca diventa viola, dalla sangria che mi piove addosso. Quando mi arrivano in testa un mezzo limone e un cubetto di ghiaccio, inizio a ridere meno.

Nel frattempo inizia la corrida: entrano i picadores, i toreros e il matador, che sfilano a turno e con aria trionfante si posizionano sotto al punto della tribuna dei giurati, cioè coloro che decidono se il toro va ucciso o se invece può essere graziato (se è "stato bravo" e non ha tentato di incornare i toreros). Dopo la sfilata dei prodi guerrieri i toreros fanno stretching e si posizionano nell'arena con i drappi gialli e rosa. Per la cronaca: i tori vedono in bianco e nero, ed è lo sventolare del drappo che lo infastidisce, non il colore.
Il toro viene fatto entrare, e i toreros fanno di tutto per farlo stancare. Lo tormentano poi si nascondono dietro a dei paraventi bassi, a lato dell'arena: li vedete nella foto all'inizio del post. In questo modo, il toro tenta di incornarli ma si fa solamente male contro il legno del paravento, e loro non si fanno nulla. Coraggiosi, vero?

Dopo di ciò, entrano i picadores: uomini a cavallo che hanno il compito di ferire il toro sul garrese, inserendovi delle lance acuminate. Bel divertimento, eh? Oltretutto il cavallo che li sorregge è bendato e bardato su tutto il corpo da una specie di armatura, perchè il toro tenta di incornarlo per difendersi. Una volta usciti i picadores, ecco un altro giro di toreros a cui segue, infine, la parte più crudele, che ha trasformato in singhiozzi disperati le lacrime che mi scendevano sul viso.

Entra nell'arena il matador, che cammina volutamente piano, dà le spalle al toro, tiene il petto in fuori e incita la folla ad applaudirlo. Ostenta sicurezza o, a seconda dei punti di vista, ostenta ignoranza allo stato puro. Anzi, brado.
Si avvicina al toro più volte per inserirgli nuove lance nel garrese. Quando il toro si avvicina troppo, i toreros riemergono dai paraventi (parac***) per attrarre la sua attenzione e distrarlo. Poi tornano a ripararsi. Altra ardita prova di coraggio. Sotto la luce del sole, si vede il sangue che sgorga e scintilla dal collo del toro.

Questo simpatico giochetto continua un pò fino a che il matador, dopo l'ok della giuria, inserisce due lunghe spade acuminate nella gola del toro. Poi continua a tormentarlo e stuzzicarlo fino a che al toro, stremato e già morente, non cedono le ginocchia. L'animale si accoccola sul terreno. Sbuffa. Il matador continua a infilargli lance nel garrese sotto gli applausi della folla. Il toro brontola e subisce, e chiude gli occhi. Muore.
Grandi applausi, il matador che si fa acclamare dalla folla, sangria che continua a volare tra i cori degli spalti, e i picador che entrano a cavallo, legano il cadavere del toro ai cavalli e lo trascinano fuori. Una lunga striscia di sangue si mischia alla sabbia.
Olè.

Se siete arrivati a leggere fino a qui, spero che gioiate con me per questa notizia, e che vi uniate a me alla prossima manifestazione contro la corrida.
Yo soy antitaurina, y tu?



mercoledì 7 luglio 2010

Confestetica, [Comfort Zone] e la reputazione online

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Aggiornamento:
ecco l'ultima puntata della saga Confestistica vs [Comfort Zone].

Vi copio qui sotto la tanto attesa risposta di [Comfort Zone]. Tanto attesa da chi? Da Confestetica in primis, che più volte ha sollecitato una reazione dell'azienda; ma sinceramente anche da me. Da appassionata di social media ero curiosa di vedere come si sarebbero mossi a Parma.
Ecco cosa hanno pubblicato gli amministratori di una delle pagine fan di [Comfort Zone] su Facebook :

Non e' nostra abitudine gridare bensì lavorare sodo
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Non e' nostra abitudine gridare bensì lavorare sodo, con passione e professionalità, per creare prodotti, rituali e progetti che rendano ancora più bello il settore dell'estetica e del benessere, e' cosi da 12 anni per noi e per chi negli anni, da tutto il mondo, si è unito a noi per sviluppare nuove idee, proporre o utilizzare nel proprio lavoro quotidiano un sistema che vuole prima di tutto garantire sicurezza, risultati visibili e un'esperienza armoniosa e indimenticabile. Siamo un brand che "si prende cura", come indicano le parentesi di [ comfort zone ] che sono due braccia, due mani amorevolmente aperte e accoglienti. Siamo uno spazio, una zona dove incontrarsi, ritrovarsi, esprimersi creativamente. Siamo una realtà fatta di persone che vogliono dare il massimo, come crediamo abbiano fatto i nostri collaboratori fino ad ora. Umani e appassionati? Certo, alle volte anche fino al punto da "provocare" apertamente, e pertanto senza cattiveria, per ricordare che dotarsi di apparecchiature che garantiscano il massimo della sicurezza possibile e' una scelta importante per sé e per chi serviamo ogni giorno. La salute e la sicurezza vengono prima ancora della bellezza. E la calma segue alla tempesta che spesso nei suoi toni rischia di portare lontano. Chi ci conosce sa come siamo, conosce la nostra qualità e il nostro impegno. Chi non ci conosce, se vuole, non si fermi alle parole: ci scopra. Amiamo il web che apre dei canali di comunicazione, ma nulla vale di più di una stretta di mano, di un incrocio di sguardi, di un insegnamento da apprendere e trasferire nella vita professionale di tutti i giorni. Chi vuole, ci venga ad incontrare. Siamo certi, percepirà il nostro rispetto, il nostro spessore, il nostro esserci negli anni in piccoli centri e grandi spa che ugualmente ci rendono orgogliosi perché è lì dove i nostri sforzi acquistano un senso...nella soddisfazione di estetiste che vedono le loro clienti ritrovare serenità e bellezza, grazie alla loro professionalità e a ciò che abbiamo messo a loro disposizione. E' questa la ragione del nostro silenzio: più che le parole contano i fatti e i clienti affezionati, soddisfatti e leali negli anni . Come noi.
Ringraziamo chi spontaneamente si è sentito in dovere di difendere ciò per cui lavoriamo, e chi contribuisce alla nostra crescita con osservazioni e spunti e ci permette di migliorare ogni giorno".

dall'appassionato management di [ comfort zone ]
Mi è piaciuto come si sono descritti: umani e appassionati.
Da questa dichiarazione scaturisce la voglia di [Comfort Zone] di impegnarsi più nella qualità dei propri prodotti che nelle polemiche web.

Insomma, credo che abbiano fatto bene a pubblicare questo intervento, anche se forse non hanno replicato direttamente all'affermazione di Confestetica: "Se tu lavori per un'azienda sei l'azienda, la rappresenti sempre e comunque".
Ma credo che siano andati oltre: hanno dimostrato il contrario, cioè che in un caso del genere una buona azienda sa rappresentare (e difendere) non solo il proprio lavoro, ma anche i propri dipendenti.



giovedì 1 luglio 2010

E se ti licenziassero per quello che scrivi nel tuo profilo personale Facebook?

15commenti
Come ti sentiresti se qualcuno attaccasse la tua azienda per quello che tu hai scritto sul tuo profilo personale Facebook? La tua azienda dovrebbe forse licenziarti, per questo? C'è chi pensa che sì, "se lavori per un'azienda la rappresenti sempre e comunque". Chi? No, non io.

Vi riassumo in poche righe il caso in questione (la disputa completa la trovate qui): il sig. Angelo Silva ha pubblicato con il suo profilo personale Facebook un commento-provocazione sulla bacheca Facebook di Confestetica (Confederazione Nazionale Estetisti). Ecco qui sotto il commento.

Come potete vedere, il profilo ufficiale di Confestetica, nella persona di Roberto Papa, ha risposto in modo irritato con frasi che attaccano l'azienda per cui lavora il sig. Silva, cioè l'azienda [comfort zone]. Due citazioni dalla risposta di Papa: "sarebbe più bello che un’azienda come Comfort Zone sostenesse la causa di Confestetica" e: "avendo conosciuto personalmente il suo capo lei non poteva esser diverso da lui" (oddio e questa cosa c'entra? mmm questa mi sa di rancori mai sopiti..brrr).

Confestetica ha poi rincarato la dose scrivendo vari articoli in cui attacca questa azienda di Parma. Ecco un titolo tra i tanti: "Ecco cosa Comfort Zone pensa delle estetiste". Ecco il link: ah no, scusate, niente link. Confestetica l'ha rimosso.

La domanda sorge spontanea: è giusto attaccare la reputazione di un'azienda intera per quello ha scritto, con il suo profilo personale, una persona che ci lavora?
Confestetica afferma: "Se tu lavori per un'azienda sei l'azienda, la rappresenti sempre e comunque". E' così? Quindi se lavoro per la Coca Cola devo bere Coca Cola sempre e comunque (sai che acidità di stomaco?!)? E utilizzando il mio profilo personale Facebook allora non posso scrivere "chi di voi beve l'acqua frizzante?".

E se è così, allora l'azienda dovrebbe licenziarmi se con il mio profilo personale oso esprimere pareri personali o lanciare provocazioni, con il solo scopo di condividere opinioni e informazioni? Non è forse (anche) per questo, che sono nati i social media?

Direi che questo sia un ottimo case-study di come si possa strumentalizzare l'utilizzo personale di profili privati di social network. Ottimo case study. Pessimo utilizzo dei social media.



giovedì 24 giugno 2010

E ora mandatemi pure a quel paese

2commenti

Sono pronta per essere mandata a quel paese. Com'è che si chiama? Ah sì, Obuda, in Ungheria. Ungheria: portami via. Via dalle repliche di Jessica Fletcher, dalle velone, dal governo ladro. Fatemi andare allo Sziget! No, non lo sto chiedendo a voi lettori fiss(at)i, lo sto chiedendo ai Ninja, i guerrieri mascherati del marketing non convenzionale.

Leggo i loro post spesso e volentieri, così mi sono imbattuta in questo chiaro invito alla sottoscritta. Offrono 4 ingressi gratuiti ad uno dei più grandi e casinari festival europei, lo Sziget appunto, dove suonano alcune delle mie band preferite. E no, non sono certo i Muse, che non se ne può più. Parlo di: Danko Jones, The Hives, Monster Magnet. Massì dai ci metto anche i Kasabian. Aggiungo che vorrei anche shakerare volentieri il mio sedere mentre suonano Boys Noize, Calvin Harris, Dj Shadow e Major Lazer.
Rivedrei volentieri anche gli Iron Maiden e i Bad Religion: ricordi d'infanzia (ve l'avevo detto che sono vecchia dentro).

Perchè dovreste scegliere me?
- io apprezzerei molti live act del festival (e non solo i soliti 5 nomi noti);
- devo ancora sentire il nuovo album dei Danko Jones dal vivo;
- ho le difese immunitarie molto alte (grazie, Tea Tree Oil) quindi mi sento pronta a utilizzare i bagni chimici;
- scriverò sicuramente un post a riguardo, al mio ritorno (se torno);
- se guardate a destra, marketing è uno dei tag più grandi nella tagcloud.

Ninja, io il mio dovere l'ho fatto: ora sta a voi dimostrarmi che siete veri ninja e oltre alle tartarughe c'è di più. Be brave, choose me! Me lo merito, no?



martedì 15 giugno 2010

Non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per cosa sospiri

6commenti

C'è un testo, sull'anta del mio armadio. E' un testo che una mia grande amica ha copiato sulla carta regalo che racchiudeva un libro per me. Le parole mi hanno talmente colpita che l'ho voluto attaccare sull'anta, perchè fosse lì, visibile, per rileggerlo ogni tanto. Ieri un'amica che è stata a casa mia mi ha chiesto se posso passarglielo, perchè lo vorrebbe utilizzare come biglietto d'auguri per una coppia di suoi amici che si sposa.

A me piacerebbe, come biglietto di buon augurio, perchè credo che esprima (meglio di come potrei fare io) quello che è l'amore incondizionato. Eccolo qui.

"Non mi interessa cosa fai per vivere,
voglio sapere per cosa sospiri,
e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per l’amore,
per i sogni, per l’avventura di essere vivo.

Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore,
se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita,
o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.

Voglio sapere se puoi sederti con il dolore,
il mio o il tuo;
se puoi ballare pazzamente
e lasciare l’estasi riempirti fino alla punta delle dita senza prevenirci di cautela,
di essere realisti, o di ricordarci le limitazioni degli esseri umani.

Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera. Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso,
se puoi subire l’accusa di un tradimento e, non tradire la tua anima.

Voglio sapere se sei fedele e quindi di fiducia.
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni
se sei capace di far sorgere la tua vita con la tua sola presenza.
Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, tuo o mio,
e continuare a gridare all’argento di una luna piena.

Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,
mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccato in due,
e fare quel che si deve fare per i bambini.
Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare qui,
voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me, e non retrocedere.
Non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove,
voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l’ha fatto.

Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso,
e se veramente ti piace la compagnia che hai nei momenti vuoti."

[Scritto da un’indiana della tribù degli Oriah nel 1890]

Perchè l'amore può essere incondizionato. L'aria, no.



    Girl Geek Dinners Toscana: la prima GGD a Firenze

    2commenti

    E' andata. Sabato scorso si è svolta la prima GGDtoscana, cioè il primo incontro di donne appassionate di nuovi media e tecnologie nella regione che mi ha adottato. Mi ricordo ancora quando, vari mesi fa, sono stata contattata da Chiara per portare le GGD anche qui e per partecipare all'organizzazione del primo evento. Dopo valanghe di email, incontri, skypate e sms, ce l'abbiamo fatta.
    Sabato 12 giugno siamo riuscite a convogliare una sessantina di persone (50 invitati più organizzatrici e speaker) alla FNAC di Firenze: abbiamo lasciato spazio agli speech a tema "Donne e social media: è amore", all'aperitivo (gustoso e molto apprezzato) e al networking tra le presenti.

    E' stato bello vedere lo scambio di moo card, i sorrisi tra sconosciute, le strette di mano, le chiacchiere, le domande curiose. Facce nuove e conosciute, imbarazzo e risate, vino e discussioni.
    Con questa prima esperienza ho conosciuto persone stimolanti, ho imparato cose nuove e, come succede spesso, ho riso e fatto ridere.
    Insomma, io mi sono divertita e ho visto visi soddisfatti.

    Non sarà mica tutto merito del vino, no?
    Hic!



     

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