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martedì 29 marzo 2011

Ranger in Australia

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Su Facebook ho scoperto questo concorso che mette in palio la possibilità di farsi un mese da ranger della Nature Crew del Phillip Island Nature Parks, in Australia.
Bene, io vorrei vincere. Quindi, per partecipare, sono andata dai miei amici lama, ho fatto il video che vedete qui sopra e l'ho postato sull'apposito sito.
E' inutile che facciate quella faccia lì, lo so anche io che i lama non sono animali tipicamente australiani, ma che vi devo dire? Non ho trovato pinguini nei dintorni. Ho anche cercato in una confezione di Polaretti, ma, oh, nulla.

Rientrando rigorosamente nei 2 minuti massimi a disposizione, pur senza pinguini ho cercato di far capire che rientro nei requisiti, cioè:
- so guidare (beh insomma...fidatevi);
- ho meno di 30 anni (si vede dalle non-rughe...no?);
- amo gli animali (lama e non);
- amo ancora di più gli animali (non li mangio);
- trovo che il volontariato sia "cool"(sono fiera volontaria in gattile);
- parlo inglese (so pure come dicono hello giù in Oz!);
- sono 2.0 (già il fatto che io stia scrivendo un post sul blog e non una cartolina dovrebbe dirvi qualcosa, eh...);
- godo di buona forma fisica (dai vi prego ditemi che si vede).

Insomma io sono pronta, ecco.
Ho voglia di rendermi utile, conoscere gente che non sa cosa vuol dire bunga-bunga, scoprire cose, animali e territori per me nuovi, sporcarmi, ridere, parlare ai pinguini in due lingue.

Io ho le fingers crossed...please, state anche voi tutti incrociati per me!
Almeno fino al 31 marzo, data in cui il concorso si conclude.
Se vinco, porto qualcosa a tutti (per "qualcosa" intendo qualcosa di legale, e che stia in valigia; no surfer, no biondone, no cuccioli di koala).

E per rendere tutto più interessante...potete sfottermi con il video del backstage.



martedì 22 marzo 2011

Umbria on the blog

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Come avrete intuito, la terza faccia da sinistra, con la pelle color cadavere, sono io.
La sottoscritta è stata infatti coinvolta nel progetto Umbria on the blog: sarò una delle 11 blogger che nel terzo week-end di aprile invaderà l'Umbria e ne racconterà l'esperienza qui. Un bell'esempio di marketing territoriale innovativo: uno storytelling 2.0.

Dopo aver faticosamente partorito la mia autobiografia, ho preso parte a un'intervista fotografica dove ho rivelato dettagli inconfessabili (o quasi) del mio passato e dove mi sono lasciata trasportare dall'immaginazione pensando all'Umbria.

Perchè, ebbene sì, la sottoscritta in Umbria non c'è mai stata. Sì, sono una poveraccia, ma sto per rimediare. E questo viaggio riparatore lo farò con Michela, Federchicca, Rebecca, Gabriele e Federica, Elena, Francesca, Miro, Federica, Alessandra e Jennifer.
Non vedo l'ora di partire, assaggiare piatti nuovi, scoprire borghi nascosti, passeggiare in mezzo alla natura o nelle vie di una città per me nuova, chiacchierando con queste persone.

Nell'attesa di svergognarmi in Umbria (queste persone scopriranno lì alcuni miei dettagli privati, tipo che io dormo con la mascherina), ringrazio Alessio Carciofi che mi ha coinvolta nel progetto.
Per una vegetariana come me, un cognome simile non poteva che essere garanzia di qualità!



martedì 23 novembre 2010

Trenitalia vergogna #2

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ATTENZIONE: QUESTO POST E' STATO MODIFICATO IN DATA 24 NOVEMBRE, ore 10.47.

A quanto pare, qualcuno legge il mio blog.
E qualcuno ha letto il mio post (ossia la puntata precedente, la #1).
Questo qualcuno mi ha scritto una email, con le sue ipotesi sulla situazione:
"I sistemi in effetti davano il treno come pieno e per questo non sei riuscita a fare il biglietto dal sito o dalle macchinette in stazione.
Purtroppo accade a volte che le Agenzie di Viaggio e le Aziende comprano i biglietti in blocco, per poi provare a richiedere il rimborso in seguito se non rivendono, e così facendo bloccano la disponibilità di posti liberi."

Come ho risposto a questo qualcuno via mail, se questo è vero la mia rabbia rimane: perchè io, cliente finale, devo pagare un sovrapprezzo per un disguido che non mi riguarda e che non ho causato io?
Perchè Trenitalia non multa le Agenzie di Viaggio/Aziende/ecc, colpevoli del danno, invece che colpire i clienti finali?
Perchè non ottengo un rimborso, ma solo un "ci dispiace"? Non mi merito almeno un buono-viaggio?
Non mi merito un buon viaggio?

Forse semplicemente non ho mai sentito la parte finale del messaggio registrato: "Trenitalia vi augura buon viaggio... tanto più se su altri mezzi di locomozione".



lunedì 22 novembre 2010

Trenitalia vergogna #1

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Sono piuttosto arrabbiata, per usare un eufemismo. Tanto per cambiare (chi mi segue su Twitter lo sa), l'oggetto del mio odio è Trenitalia.
Oggi, 22 novembre, sono andata in biglietteria a Firenze Rifredi per prenotare il biglietto dell'IC delle 11.44 diretto a Milano (sarei scesa a Modena). Essendo io geek dentro, ovviamente prima avevo provato via web, ma dal sito di Trenitalia non era possibile prenotare
perchè i posti risultavano esauriti.
Ho provato quindi alla nuova macchinetta superfiga della biglietteria di Rifredi, che però mi segnalava che "il terminale non permette l'operazione desiderata". Insomma, non funzionava una fava.

Faccio la fila e quando è il mio turno il "bigliettaro" mi comunica che non ci sono più posti a sedere sul treno, quindi posso pagare 5 euro di sovrapprezzo (quindi 19 euro anzichè 14) per un posto in piedi in prima classe, perchè anche i posti in piedi in seconda sono esauriti.
Devo assolutamente essere a Modena per le 14, quindi accetto. E penso: "Madonna quanta gente! Ma perchè vanno tutti a Milano di lunedì a mezzogiorno? Che strano."

Arrivato il treno, salgo in prima classe: è totalmente vuota, come dimostra la foto a inizio post.

Faccio un giro in seconda classe: anche lì ci sono posti vuoti
(guardate la foto).
Dato che ho pagato non poco per un viaggio in IC di un'ora e mezza, decido di godermi (*sarcasm*) il mio biglietto di prima classe in piedi, e da vera trasgressiva addirittura mi siedo in uno dei mille posti vuoti. Punk is not dead.

Arriva il controllore, e, come potete sentire dalla conversazione che ho registrato, alla mia richiesta di spiegazioni sul perchè io avessi pagato di più per un treno che in realtà è mezzo vuoto, lui mi dice "deve chiederlo in stazione".
Sì beh certo. Aspetta che scendo, torno a Rifredi a piedi o pagando un altro biglietto, e vado in biglietteria dove mi diranno che devo chiedere sul treno o che "ci sarà stato un disguido".
Ma pensa un pò, uno strano disguido che avrà fatto pagare a me e a altri viaggiatori un sovrapprezzo così, per far iniziare meglio la settimana a Trenitalia.

Quando prenderò il prossimo treno farò anche io così. Salirò senza biglietto e dirò al controllore: "Deve chiederlo in stazione, perchè sono senza biglietto. Oppure può leggere il mio blog, quando arriva a casa. Sa, ora non può, perchè sugli IC non c'è la wireless...che peccato.
Fraintesa si scusa per il disagio.
Ah e non dimentichi di abbonarsi al mio feed!"



mercoledì 25 agosto 2010

Viaggio in Kenya: ricetta per il mal d'Africa

13commenti
Premetto che le città che più amo sono Berlino, Helsinki, Londra e Stoccolma. Parlo tedesco, ho fatto un corso di faroese, odio la musica latina. Questo per farvi capire che non sono la tipica fricchettona che compra nei negozi etnici, gira scalza dovunque e vivrebbe solo in un paese caldo. Però in Kenya ci ho ballato, a piedi nudi, con i bambini di un villaggio. Questi bambini qui:

e quello che sembra che mi palpeggi, in realtà sta toccando da dieci minuti le borchiette che ho sul taschino del vestito. E poco dopo spalancherà la bocca davanti al bordo bianco delle mie unghie e chiamerà gli amici per farlo vedere a tutti.
Insomma, se non si era capito, sono stata in Kenya e non so da dove incominciare a raccontarvi tutto quello che ho vissuto lì in soli 8 giorni. Facciamo che divido per microargomenti, ok?

MAL D'AFRICA. Quando torni e capisci che non ti interessa nulla dei saldi, vorresti urlare a tutti che a Modena non c'è da avere paura ad uscire la sera, è tutta una paranoia mentale, che mica spunta il leone mangiauomini e ti uccide. E che del nuovo evento superfico non te ne frega nulla. Quindi svuoti gli armadi e dai via le cose che non usi più da secoli, ma ti senti comunque strana perchè sai che gli altri non capiscono, e continuano a lamentarsi per banalità e a perdere tempo a spolverare soprammobili. E il peggio è che sai che più stai qua, più in fretta ritornerai a pensare come loro.

PAURA. Ho avuto paura del buio. Perchè quando dormi in una tenda in mezzo alla savana, sei al buio, un buio vero: la luce più vicina non la vedi, perchè è a più di un'ora d'auto. E' il buio più buio che io abbia mai visto. E quando dormi a pochi metri dagli elefanti che barriscono, hai paura davvero, soprattutto se ti è appena stato detto: se arriva un ghepardo ti sveglio così lo vedi. E soprattutto perchè la tenda dove dormi è equipaggiata di Bibbia e fischietto per chiedere aiuto. Amen.
E ho avuto paura quando, sul tettuccio della jeep, ho sentito un leone ruggire e far scappare un branco di elefanti nella mia direzione.

SAFARI. Da Malindi in circa 3 ore si arriva al parco Tsavo East. Lungo il percorso, ci siamo fermati molte volte per distribuire farina, penne, caramelle, quaderni, vestiti e merendine ai bambini che corrono scalzi per km inseguendo la jeep e urlando ciao nella speranza che tu ti fermi.
Arrivati al parco, a bordo di una jeep io e Pizzulata abbiamo potuto vedere leoni, leonesse col cucciolo, elefanti, babbuini, zebre, struzzi, dik dik, facoceri, impala, ippopotami, cicogne, cercopitechi grigio-verdi, bufali, gazzelle, kudu, antilopi d'acqua, bufali, storni superbi, poiane, coccodrilli. Altre jeep hanno avvistato iene, ghepardi e serpentari. Abbiamo dormito nel già citato campo tendato in mezzo alla savana e siamo sopravvissuti: è stata una delle esperienze più emozionanti che io abbia mai fatto.

LEONI MANGIAUOMINI. Per fortuna ho scoperto solo dopo il safari che i leoni che ho visto, e che avrebbero potuto entrare in tenda (dato che il campo tendato nella savana non era recintato), sono i discendenti degli unici leoni al mondo che attaccano l'uomo: i maneaters del parco Tsavo East, che potete vedere nel film tratto da una storia vera Spiriti nelle tenebre.
E comunque, il ruggito di un leone è un suono terrificante, vibrante, e fortissimo. Ti fa sentire piccola e indifesa.

NATURA. Se come me adori la natura e gli animali, vai in Kenya. Lì la natura si fa sentire: ti rendi conto che da lì si è generato tutto e tu sei un minuscolo puntino inutile.
Ogni cosa è enorme rispetto alla sua versione europea: le formiche, i ragni, i millepiedi, i fiori coloratissimi, gli alberi (baobab e non). La natura è rigogliosa e ti circonda dovunque tu sia, e la terra è rossa e penetra in ogni fibra dei vestiti e del corpo.

SAFARI BLU. Nonostante io non sia una nuotatrice provetta, ho fatto snorkelling sulla barriera corallina e ho visto pesci stupendi, tra i quali quello di Nemo - dai, quello con le cicatrici in faccia, tenebroso, che vive nell'acquario..capito?
Durante quest'escursione i miei compagni di viaggio carnivori hanno potuto godere di una grigliata di aragosta in spiaggia: io ho mangiato riso al cocco e frutta gustosa. Altro che Chiquita.

FORESTA DI MANGROVIE.
Dopo una simpatica passeggiata su di un ponte tibetano per attraversare la foresta di mangrovie, sono arrivata in una laguna popolata di cicogne, fenicotteri, ricci di mare grandi come la mia faccia, paguri, granchi e stelle marine. Altro che lidi ferraresi.

HELL'S KITCHEN. Ovvero la depressione di Marafa: consiglio a tutti la camminata in questa depressione calcarea di origine sconosciuta, dove le caprette saltellano tipo Spiderman. Visitatela al tramonto, perchè ci sono colori stupendi...e perchè dopo escono le iene.

MALINDI. Ho girato solo questa città: mi sembrava di vivere un documentario. Bambini scalzi che ti chiedono soldi, mercatino/baraccopoli dove è d'obbligo contrattare per ore sul prezzo degli articoli (e dove, se come me impari qualche parola in swahili, puoi comprare al giusto prezzo). Negozi di spezie e di parei, di oggettistica che noi definiamo etnica, bancarelle di banane, pochi edifici in muratura ma coloratissimi, galline e caprette che girano dovunque.

E le case: pareti di fango, tetto di foglie di palma (o, se sei ricco, in lamiera). Sono entrata in una. pavimento: fango. Una mezza parete interna, di fango. Una piccola amaca: il letto per il bebé. La "cucina" è fuori: pietre, pentola, legno e fuoco. E buon appetito.
Il resto della città invece è a misura di turista italiano: supermercato italiano, casinò per ricconzi colonizzatori bianchi ingioiellati vecchi e con le labbra rifatte, pub, ristorantini e qualche discoteca dove si ritrovano gli ospiti dei resort, protetti tutti insieme lì dentro, che fuori c'è il lupo cattivo, mi raccomando non mescoliamoci.

HAKUNA MATATA. Se avete pensato "oh come vivono in povertà...poverini", sappiate che vi state sbagliando. Primo, perchè il Kenya è uno degli stati più "ricchi" del continente, e secondo perchè loro non si sentono poveri. Ho parlato con alcuni kenyoti che mi hanno fatto capire che siamo noi europei che facciamo di tutto per arricchirci e accumulare oggetti e denaro. La loro filosofia di vita è ben diversa, è mirata a vivere in modo dignitoso e accontentarsi di quello che si ha, giorno per giorno. Ho conosciuto una guida turistica che, nonostante abbia guadagni discreti, continua a vivere in una capanna di fango. Non per niente il loro motto è "hakuna matata", nessun problema: ci si cura ancora con le piante, si gira a piedi nudi, i bimbi stanno senza pannolino e senza mutande, sono felici e se si fanno male si sfregano una foglia di aloe sulla ferita. Sarebbe da raccontare a certe mamme maniache dell'igiene, no?

Ecco, forse ora percepite un pò di mal d'Africa anche voi.
E se volete vedere altre foto di questo viaggio, le trovate qui e qui.



 

Fraintesa - Non so se mi spiego © 2010

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