lunedì 22 novembre 2010

Trenitalia vergogna #1

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Sono piuttosto arrabbiata, per usare un eufemismo. Tanto per cambiare (chi mi segue su Twitter lo sa), l'oggetto del mio odio è Trenitalia.
Oggi, 22 novembre, sono andata in biglietteria a Firenze Rifredi per prenotare il biglietto dell'IC delle 11.44 diretto a Milano (sarei scesa a Modena). Essendo io geek dentro, ovviamente prima avevo provato via web, ma dal sito di Trenitalia non era possibile prenotare
perchè i posti risultavano esauriti.
Ho provato quindi alla nuova macchinetta superfiga della biglietteria di Rifredi, che però mi segnalava che "il terminale non permette l'operazione desiderata". Insomma, non funzionava una fava.

Faccio la fila e quando è il mio turno il "bigliettaro" mi comunica che non ci sono più posti a sedere sul treno, quindi posso pagare 5 euro di sovrapprezzo (quindi 19 euro anzichè 14) per un posto in piedi in prima classe, perchè anche i posti in piedi in seconda sono esauriti.
Devo assolutamente essere a Modena per le 14, quindi accetto. E penso: "Madonna quanta gente! Ma perchè vanno tutti a Milano di lunedì a mezzogiorno? Che strano."

Arrivato il treno, salgo in prima classe: è totalmente vuota, come dimostra la foto a inizio post.

Faccio un giro in seconda classe: anche lì ci sono posti vuoti
(guardate la foto).
Dato che ho pagato non poco per un viaggio in IC di un'ora e mezza, decido di godermi (*sarcasm*) il mio biglietto di prima classe in piedi, e da vera trasgressiva addirittura mi siedo in uno dei mille posti vuoti. Punk is not dead.

Arriva il controllore, e, come potete sentire dalla conversazione che ho registrato, alla mia richiesta di spiegazioni sul perchè io avessi pagato di più per un treno che in realtà è mezzo vuoto, lui mi dice "deve chiederlo in stazione".
Sì beh certo. Aspetta che scendo, torno a Rifredi a piedi o pagando un altro biglietto, e vado in biglietteria dove mi diranno che devo chiedere sul treno o che "ci sarà stato un disguido".
Ma pensa un pò, uno strano disguido che avrà fatto pagare a me e a altri viaggiatori un sovrapprezzo così, per far iniziare meglio la settimana a Trenitalia.

Quando prenderò il prossimo treno farò anche io così. Salirò senza biglietto e dirò al controllore: "Deve chiederlo in stazione, perchè sono senza biglietto. Oppure può leggere il mio blog, quando arriva a casa. Sa, ora non può, perchè sugli IC non c'è la wireless...che peccato.
Fraintesa si scusa per il disagio.
Ah e non dimentichi di abbonarsi al mio feed!"



venerdì 3 settembre 2010

I vegetariani ai festival: si salvi chi può

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"The Happy Vegetarian": è il nome dello stand che vedete nella foto. E' uno stand dove servono solo cibo vegetariano, ed era uno dei tanti stand veg-friendly al Dour Festival, il festival nell'omonima cittadina in Belgio a cui sono stata invitata, insieme a Pizzulata, da Federchicca.
Ma "The Happy Vegetarian" era anche la descrizione della mia faccia in quel momento: essendo italiana e vegetariana, non è cosa da tutti i giorni trovare a un festival un'ampia scelta che spazia dai thai noodles, alla pasta (era condita con la maionese o il ketchup..ma questo è un altro discorso), ai pakora...

Sono stata ancora più happy una volta arrivata allo Sziget Festival (a cui sono arrivata grazie a Ninjamarketing): una miriade di stand vegetariani mi aspettavano, e sono ingrassata almeno un paio di chili a forza di imbottirmi di wuerstel di seitan, hamburger vegetariani, gulasch di seitan, polpette, ecc.

Poi ieri sera sono andata al primo giorno dell'I-Day Festival a Bologna, per vedere gli Arcade Fire.
Io lo so, che non è un festival delle dimensioni del Dour, nè tantomeno di quelle dello Sziget; però, dai, un minimo di sforzo per noi poveri vegetariani...
Dieci anni fa (3 settembre 2000, Indipendent Day Festival, Bologna: Blink 182, Deftones, Limp Bizkit, ecc), mentre guardavo i Deftones (che hanno annunciato oggi un nuovo tour europeo), riempii il mio stomaco vuoto con delle patate fritte e basta, perchè tutto il resto era carnivoro-oriented.

Passano dieci anni, e...indovinate cosa ho mangiato ieri sera? Patate fritte. Le alternative infatti erano: panini preconfezionati con il prosciutto e il formaggio (NO, non lo mangio il panino se mi togli il prosciutto) e piadine. Le piadine erano farcibili (si può dire?mah) anche solo con verdure grigliate. Ma alla mia temutissima domanda: "quelle piadine sono fatte con lo strutto?" mi è stato risposto "sì".
E via di patatine. Io non pretendo una carbonara col seitan eh, però dai, due polpette di falafel, una pasta al pomodoro, un'insalata greca, una mela secca!

Dai, non è possibile che in 10 anni non sia cambiato niente.
Sarà lo stesso pensiero della giornata per i Blink 182: spereranno che, a differenza del 2000, in questa edizione dell'I-Day nessuno li accolga a sassate.
Ecco, I-Day: facciamo che almeno fra 10 anni voi non mi accogliete a piadinate? Grazie.



mercoledì 25 agosto 2010

Viaggio in Kenya: ricetta per il mal d'Africa

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Premetto che le città che più amo sono Berlino, Helsinki, Londra e Stoccolma. Parlo tedesco, ho fatto un corso di faroese, odio la musica latina. Questo per farvi capire che non sono la tipica fricchettona che compra nei negozi etnici, gira scalza dovunque e vivrebbe solo in un paese caldo. Però in Kenya ci ho ballato, a piedi nudi, con i bambini di un villaggio. Questi bambini qui:

e quello che sembra che mi palpeggi, in realtà sta toccando da dieci minuti le borchiette che ho sul taschino del vestito. E poco dopo spalancherà la bocca davanti al bordo bianco delle mie unghie e chiamerà gli amici per farlo vedere a tutti.
Insomma, se non si era capito, sono stata in Kenya e non so da dove incominciare a raccontarvi tutto quello che ho vissuto lì in soli 8 giorni. Facciamo che divido per microargomenti, ok?

MAL D'AFRICA. Quando torni e capisci che non ti interessa nulla dei saldi, vorresti urlare a tutti che a Modena non c'è da avere paura ad uscire la sera, è tutta una paranoia mentale, che mica spunta il leone mangiauomini e ti uccide. E che del nuovo evento superfico non te ne frega nulla. Quindi svuoti gli armadi e dai via le cose che non usi più da secoli, ma ti senti comunque strana perchè sai che gli altri non capiscono, e continuano a lamentarsi per banalità e a perdere tempo a spolverare soprammobili. E il peggio è che sai che più stai qua, più in fretta ritornerai a pensare come loro.

PAURA. Ho avuto paura del buio. Perchè quando dormi in una tenda in mezzo alla savana, sei al buio, un buio vero: la luce più vicina non la vedi, perchè è a più di un'ora d'auto. E' il buio più buio che io abbia mai visto. E quando dormi a pochi metri dagli elefanti che barriscono, hai paura davvero, soprattutto se ti è appena stato detto: se arriva un ghepardo ti sveglio così lo vedi. E soprattutto perchè la tenda dove dormi è equipaggiata di Bibbia e fischietto per chiedere aiuto. Amen.
E ho avuto paura quando, sul tettuccio della jeep, ho sentito un leone ruggire e far scappare un branco di elefanti nella mia direzione.

SAFARI. Da Malindi in circa 3 ore si arriva al parco Tsavo East. Lungo il percorso, ci siamo fermati molte volte per distribuire farina, penne, caramelle, quaderni, vestiti e merendine ai bambini che corrono scalzi per km inseguendo la jeep e urlando ciao nella speranza che tu ti fermi.
Arrivati al parco, a bordo di una jeep io e Pizzulata abbiamo potuto vedere leoni, leonesse col cucciolo, elefanti, babbuini, zebre, struzzi, dik dik, facoceri, impala, ippopotami, cicogne, cercopitechi grigio-verdi, bufali, gazzelle, kudu, antilopi d'acqua, bufali, storni superbi, poiane, coccodrilli. Altre jeep hanno avvistato iene, ghepardi e serpentari. Abbiamo dormito nel già citato campo tendato in mezzo alla savana e siamo sopravvissuti: è stata una delle esperienze più emozionanti che io abbia mai fatto.

LEONI MANGIAUOMINI. Per fortuna ho scoperto solo dopo il safari che i leoni che ho visto, e che avrebbero potuto entrare in tenda (dato che il campo tendato nella savana non era recintato), sono i discendenti degli unici leoni al mondo che attaccano l'uomo: i maneaters del parco Tsavo East, che potete vedere nel film tratto da una storia vera Spiriti nelle tenebre.
E comunque, il ruggito di un leone è un suono terrificante, vibrante, e fortissimo. Ti fa sentire piccola e indifesa.

NATURA. Se come me adori la natura e gli animali, vai in Kenya. Lì la natura si fa sentire: ti rendi conto che da lì si è generato tutto e tu sei un minuscolo puntino inutile.
Ogni cosa è enorme rispetto alla sua versione europea: le formiche, i ragni, i millepiedi, i fiori coloratissimi, gli alberi (baobab e non). La natura è rigogliosa e ti circonda dovunque tu sia, e la terra è rossa e penetra in ogni fibra dei vestiti e del corpo.

SAFARI BLU. Nonostante io non sia una nuotatrice provetta, ho fatto snorkelling sulla barriera corallina e ho visto pesci stupendi, tra i quali quello di Nemo - dai, quello con le cicatrici in faccia, tenebroso, che vive nell'acquario..capito?
Durante quest'escursione i miei compagni di viaggio carnivori hanno potuto godere di una grigliata di aragosta in spiaggia: io ho mangiato riso al cocco e frutta gustosa. Altro che Chiquita.

FORESTA DI MANGROVIE.
Dopo una simpatica passeggiata su di un ponte tibetano per attraversare la foresta di mangrovie, sono arrivata in una laguna popolata di cicogne, fenicotteri, ricci di mare grandi come la mia faccia, paguri, granchi e stelle marine. Altro che lidi ferraresi.

HELL'S KITCHEN. Ovvero la depressione di Marafa: consiglio a tutti la camminata in questa depressione calcarea di origine sconosciuta, dove le caprette saltellano tipo Spiderman. Visitatela al tramonto, perchè ci sono colori stupendi...e perchè dopo escono le iene.

MALINDI. Ho girato solo questa città: mi sembrava di vivere un documentario. Bambini scalzi che ti chiedono soldi, mercatino/baraccopoli dove è d'obbligo contrattare per ore sul prezzo degli articoli (e dove, se come me impari qualche parola in swahili, puoi comprare al giusto prezzo). Negozi di spezie e di parei, di oggettistica che noi definiamo etnica, bancarelle di banane, pochi edifici in muratura ma coloratissimi, galline e caprette che girano dovunque.

E le case: pareti di fango, tetto di foglie di palma (o, se sei ricco, in lamiera). Sono entrata in una. pavimento: fango. Una mezza parete interna, di fango. Una piccola amaca: il letto per il bebé. La "cucina" è fuori: pietre, pentola, legno e fuoco. E buon appetito.
Il resto della città invece è a misura di turista italiano: supermercato italiano, casinò per ricconzi colonizzatori bianchi ingioiellati vecchi e con le labbra rifatte, pub, ristorantini e qualche discoteca dove si ritrovano gli ospiti dei resort, protetti tutti insieme lì dentro, che fuori c'è il lupo cattivo, mi raccomando non mescoliamoci.

HAKUNA MATATA. Se avete pensato "oh come vivono in povertà...poverini", sappiate che vi state sbagliando. Primo, perchè il Kenya è uno degli stati più "ricchi" del continente, e secondo perchè loro non si sentono poveri. Ho parlato con alcuni kenyoti che mi hanno fatto capire che siamo noi europei che facciamo di tutto per arricchirci e accumulare oggetti e denaro. La loro filosofia di vita è ben diversa, è mirata a vivere in modo dignitoso e accontentarsi di quello che si ha, giorno per giorno. Ho conosciuto una guida turistica che, nonostante abbia guadagni discreti, continua a vivere in una capanna di fango. Non per niente il loro motto è "hakuna matata", nessun problema: ci si cura ancora con le piante, si gira a piedi nudi, i bimbi stanno senza pannolino e senza mutande, sono felici e se si fanno male si sfregano una foglia di aloe sulla ferita. Sarebbe da raccontare a certe mamme maniache dell'igiene, no?

Ecco, forse ora percepite un pò di mal d'Africa anche voi.
E se volete vedere altre foto di questo viaggio, le trovate qui e qui.



 

Fraintesa - Non so se mi spiego © 2010

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